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Per Ignazio Santo: apparati e committenza gesuitica in Sicilia tra tardo Rinascimento e Barocco

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Mentre era ancora vivente Ignazio di Loyola, fondatore dell¿ordine, i gesuiti si stabilirono in Sicilia in numerose città: Messina (1548), Palermo (1550), Monreale (1553), Siracusa (1554), Bivona (1555) e infine a Catania (1556). La prima generazione di gesuiti che approdò nell¿isola proveniva dalla Germania, dalla Spagna (in particolare dalla Navarra), dalla Francia, dal Belgio e da Roma. Si trattava di una comunità cosmopolita, veicolo di predicazione contro il protestantesimo e di un sentire l¿arte al servizio della fede. Le immancabili feste in onore del fondatore dell¿ordine, a partire dagli anni di canonizzazione, costituiscono un¿utile chiave di lettura della sensibilità barocca e consentono di seguire le vicende del cantiere operoso in cui ciascuna chiesa si trasforma. Per la festa di Sant¿Ignazio del 1652 Padre Giacinto Fortunio descrive Casa Professa, la più importante chiesa gesuitica di Palermo, adorna di fiori e drappeggi: ¿Di altri ornamenti non è capace la chiesa, la quale essendo di stucco bianchissimo non ricerca paramenti, facendo però vivamente spiccare ogni cosa e particolarmente gli svolazzi ed i fiori, i quali sul candore di tutto il tempio facendo pompa vaghissima di se stessi, parea che in mezzo alle nevi del più rigido verno fiorissino i più belli honori della primavera¿. La festa degli occhi e dei sensi scaturisce dal gioioso gioco delle arti, in cui ogni forma pittorica e scultorea converge, congiungendosi strettamente alla celebrazione del santo. Apparati effimeri e permanenti nel teatro sacro del barocco hanno una chiara funzione persuasiva, espressione del trionfo della controriforma. Se da un lato gli apparati festivi diventano occasione per tramutarsi in forme d¿arte permanenti dall¿altro costruzioni come gli altari nascono con funzione ¿festiva¿. Gli immancabili altari dedicati a Sant¿Ignazio nei collegi gesuitici sono espressione di devozione religiosa e di adesione ai principi della chiesa trionfante. Il legame strettissimo nell¿età del barocco tra gesuiti e città, alta aristocrazia e corte vicereale giustifica il rinnovamento della città e delle arti grazie ad una munifica committenza.

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