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Anton van Dyck a Palermo, i Gesuiti e Santa Rosalia

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2020
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È dato acquisito che van Dyck, durante il soggiorno palermitano tra 1624 e 1625, abbia collaborato alla costruzione dell¿iconografia della nuova Santa, Rosalia, le cui reliquie vennero ritrovate sul Monte Pellegrino proprio nel luglio 1624, durante una grave epidemia di peste che aveva colpito la città. Tuttavia, non è mai spiegato con sufficiente chiarezza come, e attraverso quali canali, il pittore abbia potuto collaborare ad un evento tanto importante: il ritorno, con grande pompa, sugli altari di una anacoreta il cui culto era pressoché ormai dimenticato. Diversi studiosi hanno, anche recentemente, affrontato il tema proponendo ipotesi del tutto ragionevoli, ma non pienamente soddisfacenti. Proponiamo in questo intervento un¿ipotesi che si fonda su un documento, recentemente ritrovato e pubblicato, che indica relazioni molto strette con il mondo gesuita internazionale da parte del pittore, relazioni che in Sicilia potrebbero essersi concretizzate con colui che condusse, su delega del Cardinale (e Viceré) Giannettino Doria, in porto fino alla registrazione nel Martirologio Romano, tutta la vicenda della ¿nuova Santa¿, cioè P. Giordano Cascini S.J. Prospettiamo, inoltre, sempre in via ipotetica, una precedenza dell¿invenzione della più nota delle immagini di S. Rosalia protettrice di Palermo seguida parte di van Dyck rispetto all¿opera di Vincenzo La Barbera, considerata il prototipo.
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